L'editoriale del 15 giugno

L’Alpe d’Huez… organizzativa

La sfida organizzativa per portare la due giorni conclusiva del Tour de Suisse a Bellinzona è stato una sorta di… Alpe d’Huez. Non si è infatti trattato di preparare un “semplice” arrivo di tappa o una partenza. All’ombra dei Castelli, la carovana della massima gara a tappe nazionale disputerà due tappe – una in linea e una a cronometro – con partenza e arrivo a Bellinzona. Con i 12 colleghi del Comitato organizzativo, il lavoro per arrivare pronti alla due giorni è iniziato circa 9 mesi fa e mobiliterà 450 collaboratori tra volontari, polizie cantonali e comunali, pompieri e protezione civile, per un evento a 360 gradi con un budget totale da 400mila franchi. Finanziato, aspetto da sottolineare, in larga misura da sponsor privati e contributi.

La sfida nella sfida. Due aspetti sono stati particolarmente delicati in questi mesi di organizzazione: la gestione del traffico sui percorsi e verso la manifestazione e la sicurezza dei corridori. Coordinare la chiusura delle strade su percorsi in circuito si è rivelato particolarmente complesso, sia per la prova in linea di sabato, sia per quella a cronometro di domenica. Per gli spettatori, saranno circa 30mila nel week end, invece, si è puntato sul trasporto pubblico. Che sarà gratuito da tutto il Cantone verso Bellinzona nei due giorni di gara grazie ad un accordo con Arcobaleno, trasporti pubblici bellinzonesi e Tilo. 

Nella scelta dei percorsi di gara, poi, l’accento è stato posto in primo luogo sulla sicurezza degli atleti. In questo senso, le regole del Tour de Suisse sono tassative.

Dopo nove mesi di “scalata”, eccoci dunque in cima all’Alpe d’Huez organizzativa. Per una due giorni di festa dello sport per Bellinzona, per la regione e, in definitiva, per tutto il Ticino. Che lo spettacolo abbia inizio.

Michele Morisoli, presidente del Comitato organizzativo