L'intervista

“Lavoro nell’interesse della Svizzera!"

 

Ignazio Cassis. Con i nuovi governi di Spagna e soprattutto Italia che cosa è cambiato?

Dopo il voto di sfiducia del parlamento al governo di centro-destra di Mariano Rajoy, è nato in Spagna un governo di sinistra. Con il suo governo “rosa” (su 17 ministri 11 sono donne) – il neo-premier socialista Pedro Sanchez avrà il difficile compito di condurre una politica di minoranza, con solo 84 parlamentari su 350. Il nuovo Ministro degli affari esteri è il catalano Josep Borrell, un europeista convinto ed ex presidente del Parlamento europeo.

In Italia abbiamo invece visto nascere un governo di destra, guidato da Giuseppe Conte per conto della Lega e del M5S. Un nuovo esecutivo in teoria meno europeista, ma che ha messo a capo della diplomazia Enzo Moavero, un diplomatico già titolare degli Affari europei nei governi di Mario Monti ed Enrico Letta. Moavero ha anche lavorato per oltre venti anni nelle istituzioni europee.

Il primo importante cambiamento è umano. Dopo aver avviato un dialogo politico e personale con i precedenti ministri Alfonso Dastis e Angiolino Alfano, ora ho nuovi interlocutori. Con il collega italiano ho già avuto un contatto telefonico e vorremmo vederci al più presto. Sono “ministro degli esteri” da soli 8 mesi e in tale periodo i miei interlocutori sono già cambiati in Italia, Germania, Austria e Spagna. Forse tra un anno apparterrò già alla cerchia dei “senior”!

Il secondo cambiamento è politico. I nuovi governi tedesco, italiano e spagnolo evidenziano una certa instabilità politica, tipica di questi anni. Ciò crea incertezza nella popolazione e frena lo sviluppo economico, fonte di prosperità. Ricordo che la principale attrattività della piazza economica svizzera è proprio legata alla stabilità delle condizioni quadro, soprattutto politiche.

Il nuovo governo italiano sarà aperto a firmare l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri?

Difficile dirlo: i nuovi ministri stanno ora componendo le loro squadre. Sia il Dipartimento delle finanze del consigliere federale Ueli Maurer, sia il mio, hanno già preso contatto con i relativi interlocutori, che hanno riconosciuto la necessità di fare il punto sui temi lasciati aperti dal governo Gentiloni.

Alcuni esponenti (ONU e altro) non hanno gradito le sue dichiarazioni sugli aiuti ai palestinesi. Che cosa ci può dire in merito?

Il mio compito è quello di lavorare nell’interesse della Svizzera e dei suoi cittadini. Visto che finanziamo quest’agenzia dell’ONU con 20-30 milioni all’anno, è giusto chiedersi se si tratta di un investimento efficace per l’obiettivo di ripristinare la pace in Medio Oriente. In un Paese liberale domande critiche devono essere possibili. Se il mio obiettivo fosse quello di piacere a tutti, non sarei al posto giusto.

Che effetto fa discutere di politica europea ai piedi del Gottardo?

L’imponenza della montagna mi ricorda l’alto prezzo pagato per conquistare libertà e prosperità. La brezza estiva del Mediterraneo che si incontra e si scontra con l’aria del Nord, simboleggia il rapporto fortunato ma talvolta anche tribolato tra i popoli a cavallo del massiccio. Le alte vette stimolano poi la curiosità verso il resto del Continente e ci invitano a volgere lo sguardo oltre l’orizzonte. Il San Gottardo ha per noi una doppia valenza: segna il nostro confine di regione di frontiera, ma è anche il cuore dell’Europa. Tutto ciò è geografia e politica al tempo stesso.