Bottom-up

La clausola di salvaguardia ticinese come soluzione al voto del 9 febbraio

Ai Cantoni e al Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca piace il modello ticinese portato a Berna dal ministro Christian Vitta

Domenica 26.06.16

È di oggi la notizia che il modello “bottom-up", proposto dal Ticino per l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, piace anche al Consigliere federale Johann Schneider-Ammann, dopo che ieri lo stesso aveva ricevuto l’appoggio della Conferenza dei Governi cantonali (Cdc). Anche il PLR Svizzero, riunitosi ieri in Assemblea, ha inserito il sostegno alla preferenza della manodopera residente, secondo il modello elaborato da Michael Ambühl per conto del Canton Ticino, in una risoluzione sulla Brexit. Per Christian Vitta, una bella soddisfazione: “Stiamo raccogliendo i frutti di un lavoro di sensibilizzazione che dura da diversi mesi. Sentiremo sicuramente parlare ancora del nostro modello ticinese”.

Possiamo dirlo: Il modello della clausola di salvaguardia ticinese portato a Berna dal Governo cantonale e in particolare dal ministro Christian Vitta sta raccogliendo sempre più consensi oltre Gottardo! I motivi principali sono:

Modello federalista

La proposta ticinese rappresenta una soluzione valida per tutto il Paese, che può essere declinata temporalmente in modo regionale o settoriale a seconda delle esigenze delle varie regioni e dei diversi rami professionali. Nell’applicazione dell’articolo costituzionale 121a, non ci si può limitare alla sola questione dell’immigrazione, è essenziale considerare anche l’impatto della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro, in un’ottica attenta alle diverse realtà e alle specifiche esigenze regionali. 

Soluzione consensuale con l’UE

La clausola unilaterale proposta dal Consiglio federale ben difficilmente potrà essere applicata in conformità con gli Accordi sulla libera circolazione e dovrà essere presa in considerazione soltanto dopo un eventuale fallimento di tutte le altre proposte. La proposta ticinese, che considera parametri sociali e legati al mondo del lavoro, potrebbe rappresentare una via applicabile per unire gli aspetti positivi degli Accordi bilaterali con la necessità, in determinate situazioni, di tutelare maggiormente il mercato del lavoro locale (preferenza indigena). Questo modello potrebbe essere esteso anche ad altri Stati dell’Unione europea.

 Un Ticino propositivo

Grazie a quest’iniziativa concreta, il Ticino è parte attiva e coinvolta nelle decisioni a Berna, sedendo al “tavolo che conta”. Un sostegno allargato darà la forza necessaria e dimostrerà alla Berna federale che il Ticino crede in questa soluzione realizzabile ed equilibrata, costruita dal basso e che rappresenta un’evoluzione più flessibile, mirata e anche maggiormente articolata rispetto alla proposta federale. Come ticinesi possiamo essere soddisfatti e orgogliosi dell’attenzione riservata al modello che è stato sviluppato dal nostro Cantone.