Previdenza vecchiaia 2020

Dal 2035 è il caos: la generazione del baby-boom si paga il lusso con la carta di credito dei giovani.

Il conflitto generazionale è programmato.

Il 24 settembre il popolo svizzero sarà chiamato a esprimersi sulla riforma «Previdenza per la vecchiaia 2020». Sarà una votazione storica su un tema che risulta complesso anche per gli addetti ai lavori. In caso di accettazione, la riforma entrerà in vigore il 1. gennaio 2018, fatta eccezione per la riduzione dell’aliquota di conversione nella previdenza professionale e le relative misure compensative, che entreranno in vigore un anno dopo.

Il sistema svizzero della previdenza per la vecchiaia è confrontato a sfide importanti, tra cui l’aumento della speranza di vita, l’invecchiamento della popolazione e il basso livello dei tassi d’interesse, che mettono a dura prova l’equilibrio finanziario dei primi due pilastri. Per far fronte a queste sfide e adeguarsi alle nuove realtà sociali, il sistema della previdenza per la vecchiaia necessita di una riforma globale.

Il 17 marzo scorso il parlamento ha adottato – di stretta misura – la riforma «Previdenza per la vecchiaia 2020» che esamina entrambi i pilastri della previdenza per la vecchiaia (AVS e LPP) nell’intento di armonizzarne prestazioni e finanzia- mento. La riforma prevede un pacchetto di misure per il primo pilastro e per la parte obbligatoria della previdenza professionale. I progetti sono due: una modifica costituzionale che prevede un aumento dell’IVA e una legge che comprende tutte le altre decisioni; i due progetti sono legati in quanto la legge federale non può entrare in vigore se viene bocciato il decreto sull’IVA e viceversa.

I punti principali della riforma sono:

• innalzamento da 64 a 65 anni dell’età pensionabile per le donne: aumento di 3 mesi all’anno, uniformità per le donne e per gli uomini dal 2021;

• impostazione flessibile e individuale del pensionamento: è possibile anticipare di uno o due anni la riscossione della rendita (comporta una riduzione del 6,8% per anno di anticipazione), o rinviare per al massimo cinque anni (il rinvio dà diritto a un supplemento graduato in funzione del periodo del rinvio, dal 5,2 al 31,5%);

• finanziamento supplementare dell’AVS mediante aumento di 0,6 punti percentuali dell’IVA;

• aumento di un punto percentuale degli accrediti vecchiaia prelevati sul salario per le categorie d’età 35-44 anni e 45-54 anni;

• riduzione dell’aliquota di conversione (serve a calcolare le rendite a partire dall’avere di vecchiaia capitalizzato nell’ambito della cassa pensione) dal 6,8 al 6% (diminuzione in 4 fasi dal 2019): per evitare che le rendite di vecchiaia diminuiscano del 12% in seguito alla riduzione dell’aliquota di conversione, sono previste misure compensative.

Misure compensative nell’AVS:?un simbolico 70 franchi in più?

Per compensare la riduzione dell’aliquota di conversione e l’aumento dell’età di riferimento delle donne, la riforma prevede l’introduzione di un supplemento di 70 franchi sulle nuove rendite da gennaio 2019, ossia 840 franchi all’anno. Vi avranno diritto tutti gli assicurati che raggiungeranno l’età di riferimento dal 2018 in poi, vale a dire gli uomini nati nel 1953 o successivamente e le donne nate nel 1954 o successivamente (non è dunque destinato a chi è già in pensione e nemmeno ai beneficiari di rendite AI).

Ad aumentare sarà anche il limite massimo della somma delle rendite per coniugi dall’attuale 150 al 155%. Il supplemento AVS andrà a integrare le misure previste nella previdenza professionale per compensare la riduzione dell’aliquota minima di conversione, consentirà alle persone con redditi modesti di colmare le loro lacune previdenziali e servirà a compensare l’innalzamento dell’età di riferimento delle donne. Da parte sua, l’aumento del limite massimo permetterà di tenere meglio conto dell’attività lucrativa di entrambi i coniugi nella previdenza per la vecchiaia.

Il PLR svizzero boccia la riforma

Il PLR vuole garantire la fiducia dei giovani nel sistema pensionistico, sanare l’AVS e consolidare le casse pensioni. Il gruppo liberale radicale, durante il dibattito parlamentare, si è pertanto battuto tenacemente per dare alla riforma il nome che si merita. Il parlamento ha però deciso altrimenti, preferendo sostenere misure che mettono a rischio l’AVS a medio termine. Il progetto di PS e PPD di rabberciare una AVS a due velocità è secondo il PLR svizzero ingiusto, perché non prende in considerazione l’attuale mondo del lavoro, penalizzando chi oggi è in pensione per la semplice ragione che non otterrà nulla ma si vedrà aumentare dello 0,6% l’IVA.

Il PLR è più che convinto che la riforma non permetterà di conseguire l’obiettivo di una previdenza vecchiaia sicura. L’aumento poi di 70 franchi non è altro che benzina sul fuoco delle finanze dell’AVS, che sono già malmesse e le cui prospettive non sono certamente rosee. Un prezzo che sarà pagato dalle giovani generazioni e, come detto, da chi oggi è pensionato. Combinata con la crescita demografica della popolazione, è una misura che spinge sempre più le casse dell’AVS verso il baratro: ed è precisamente ciò che il popolo svizzero ha rifiutato lo scorso autunno respingendo con un chiaro no l’iniziativa AVSplus. Il PLR svizzero si schiera dunque contro la riforma «Previdenza 2020» in quanto imporrebbe all’AVS un fardello supplementare quantificabile in miliardi e creerebbe una diseguaglianza fra generazioni.

Popolo alle urne

L’ultima parola sulla riforma delle pensioni spetterà al popolo e ai Cantoni chiamati alle urne il prossimo 24 settembre, che oltre al decreto costituzionale che prevede l’aumento dell’IVA, potrebbe anche esprimersi sul disegno di legge che comprende tutte le altre decisioni. Contro la riforma delle pensioni elaborata dal consigliere federale Alain Berset, e adottata dal parlamento, si è infatti costituto un comitato referendario che combatte l’aumento dell’età pensionabile per le donne e il calo delle rendite per l’abbassamento del tasso di conversione: la raccolta delle firme termina il 6 luglio.