Niente più svantaggi competitivi per le banche

Dal prossimo 1. marzo, anche i clienti italiani delle banche svizzere potranno acquistare e vendere titoli senza che ogni singola transazione venga assoggettata all’imposta di bollo attraverso la cosiddetta tassa di negoziazione. Oggi, infatti, se dopo il prelievo dell’imposta gli intermediari italiani depositano di nuovo i loro patrimoni in una banca svizzera, sono tenuti a pagare una seconda volta la tassa di negoziazione. Se, invece, questi fondi vengono depositati in un altro Paese estero, non è riscossa alcuna tassa di negoziazione. La modifica di legge introdotta dal Consiglio federale dopo una mozione datata 2014 del consigliere agli Stati PLR Fabio Abate, contribuisce ora a rafforzare la piazza finanziaria svizzera e a semplificare il lavoro, in modo particolare, a quella ticinese, la più vicina al mercato italiano, come ci spiega Franco Citterio, direttore dell’Associazione bancaria ticinese (ABT). 

Franco Citterio. Qual è il senso della mozione presentata da Fabio Abate?

Con i diversi scudi fiscali attuati negli ultimi anni dall’Italia, moltissimi clienti italiani hanno regolarizzato i loro averi. Questo ha però comportato alcuni svantaggi concorrenziali per la piazza elvetica e in particolare per le banche. Perché i clienti italiani che hanno mantenuto i propri averi in una banca svizzera sono rimasti assoggettati alla tassa di bollo, mentre quelli che hanno trasferito i loro fondi in una banca italiana non lo sono.

Cosa cambia concretamente, ora, per le banche svizzere?

Si rimedia ad uno svantaggio competitivo. Dovrebbe servire a trattenere ancora maggiormente questa clientela. Sono le basi affinché il cosiddetto ‘retaining’ della clientela regolarizzata italiana resti fedele alle banche elvetiche. 

Nella mozione Abate si parla di “fiduciarie statiche”, di cosa si tratta?

Sono fiduciarie in realtà poco differenti da quelle che conosciamo. Sono intermediari italiani a cui clienti e banche che non possono operare in borsa si rivolgono per gli investimenti, ma hanno un potere d’autonomia limitato. Ogni banca ha due soluzioni per investire in azioni gli averi dei clienti italiani: o si dota di una struttura in Italia o si appoggia su una di queste fiduciarie. Nel recente passato, durante l’amnistia Tremonti, tre quarti delle banche hanno scelto di appoggiarsi su queste fiduciarie.

Queste fiduciarie “statiche” come si comportano in materia fiscale?

Prelevano l’imposta e incassano direttamente dai loro clienti le somme dovute in Italia. 

La nuova situazione potrebbe essere favorevole per la piazza ticinese, non crede?

Certamente. Se i clienti italiani restano legati alle banche svizzere è un vantaggio innegabile per tutta la piazza.