L'editoriale dell'8 giugno

Le scuole che si sperimentano

 

La scuola di oggi non è certo da buttare, anzi. Ma è proprio quando le cose funzionano che è giusto riflettere su come migliorare e migliorarsi, soprattutto in un mondo dove star fermi equivale a indietreggiare. Il Gruppo PLR in Gran Consiglio ha dunque promosso e sostenuto il compromesso raggiunto in Commissione scolastica, finalizzato a investire nella scuola dell’obbligo sperimentando due modelli. Il parlamento cantonale ha infatti deciso di sperimentare non solo il modello proposto dalla Scuola che verrà, con l’introduzione nella scuola media di laboratori, atelier e momenti di differenziazione pedagogica con gruppi ridotti formati a caso, ma anche un secondo modello che – pur superando l’attuale sistema dei livelli – stabilisce una differenziazione secondo le attitudini degli allievi in alcuni laboratori (tedesco, matematica, italiano e scienze) di terza e quarta media. Modello, questo, proposto dal PLR; come proposto dal nostro partito è il fatto che la sperimentazione sia seguita da un monitoraggio serio e indipendente che speriamo fornirà spunti, dati e risultati per una decisione definitiva da parte della politica. Una decisione che sappia superare – oltre i livelli – anche i pregiudizi, i dogmi e le posizioni ideologiche, a favore della nostra scuola, che in un qualche modo deve venire, perché è il futuro della nostra società

Certo, in molti liberali radicali le perplessità sul modello di differenziazione pedagogica (al posto della differenziazione curricolare) della Scuola che verrà erano e restano molte, moltissime, in particolare per quanto riguarda la sua applicabilità, ma lo spirito illuminista e liberale è forte e impedisce di respingere – altrettanto dogmaticamente – una sperimentazione di un modello ritenuto dogmatico (modello al quale, ripeto, il PLR ha contrapposto un’alternativa). Sperimentiamo dunque, perché nessuno, né noi né gli altri, può avere il monopolio della scuola o della ragione.

Nicola Pini, vicepresidente PLRT